Domanda:  come si fa a riconoscere un vegetariano al supermercato?
Risposta: sono gli unici che spendono secoli a leggere le etichette!
 
Devo ammettere che ho riso parecchio, soprattutto perché mi rispecchia.
Quando ho tempo, la mia spesa si trasforma in una vera e propria “indagine sul campo”, per la gioia di chi eventualmente  è con me e si trova a dover giocare a guardia e ladro fra gli scaffali, cercandomi.
E’ più forte di me, mi piace analizzare tabelle e liste di ingredienti, per scoprire cosa si nasconde dentro quei pacchetti colorati e invitanti, che le industrie continuano a produrre senza sosta.
E’ importante per la nostra salute e il nostro benessere sapere cosa mangiamo e se non siamo noi stessi ad interessarcene, non aspettiamoci che se ne occupi qualcun altro.
Spesso ci facciamo prendere dalla pigrizia e dalla comodità di tirare giù scatole e scatolette a caso nel carrello, ce ne sono così tanti; ma non è vero che uno vale l’altro. Siamo influenzati da fattori come gusto, abitudini, denaro, tempo a disposizione e preferenze dei familiari.  
 
E questo è emerso anche dallo studio FLABEL (Food Labelling to Advance Better Education for Life),durato tre anni e mezzo, i cui risultati rilevano che i consumatori sono in grado di leggere le etichette e ricavarne le giuste informazioni, ma spesso non lo fanno per mancanza di tempo o di motivazioni. La cosa certa però è che l’impiego di etichette ben visibili e chiare aiuta gli acquirenti.
Non è tutto uguale, GLI INGREDIENTI FANNO LA DIFFERENZA e così i primi errori nella propria alimentazione vengono commessi al supermercato.
Abbiamo i mezzi per fare scelte sane, e credetemi non è difficile.
 
 
L’etichettatura di un prodotto alimentare è l’insieme delle menzioni, delle indicazioni, dei marchi di fabbrica o di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono al prodotto alimentare e che figurano direttamente sull’imballaggio o su un’etichetta appostavi.

E’ estremamente importante perché informa il consumatore sul prodotto alimentare che sta acquistando, consentendogli in tal modo di effettuare una scelta, oltre che libera, consapevole ed informata.

Le indicazioni che vanno riportate sull’etichetta di un prodotto alimentare sono:

  • la denominazione di vendita
  • l’elenco degli ingredienti
  • il termine minimo di conservazione o la data di scadenza
  • il nome e la sede del produttore o del confezionatore
  • la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento
  • il numero di identificazione del lotto
  • le modalità di conservazione e di utilizzazione ed il luogo di origine o di provenienza.
L’etichettatura di un prodotto alimentare non deve:
a) indurre in errore l’acquirente sulle caratteristiche del prodotto e precisamente sulla natura, sull’identità, sulla qualità, sulla composizione, sulla quantità, sul luogo di origine o di provenienza, sul modo di ottenimento o di fabbricazione del prodotto stesso;
 
b) evidenziare talune caratteristiche come peculiari, quando tutti i prodotti alimentari di natura analoga le possiedono;
 
c) attribuire all’alimento proprietà idonee a prevenire e/o curare malattie ovvero accennare a proprietà farmacologiche.
 
Il consumatore, leggendo attentamente le indicazioni riportate su di un prodotto alimentare, trova nello strumento dell’etichettatura un “fidato alleato”. Rappresenta un importante strumento di tutela, infatti,  un’etichettatura adeguata concernente la natura esatta e le caratteristiche del prodotto, che consente di operare scelte con cognizione di causa.
 
AVVERTENZE
Se leggete:
Basso contenuto calorico, il prodotto non può avere più di 40 kcal per 100 grammi, o più di 20 kcal per 100 millilitri.
Ridotto contenuto calorico, il valore energetico del prodotto deve essere ridotto di almeno il 30% rispetto agli altri prodotti delle stessa categoria e si devono indicare le caratteristiche che hanno provocato questa riduzione.
Senza zuccheri,  il prodotto non può avere più di 0,5 grammi di zucchero per 100 grammi o 100 millilitri.
Senza zuccheri aggiunti,  tra gli ingredienti non dovete trovare né saccarosio, glucosio, lattosio, maltosio, fruttosio, destrosio, sciroppo di glucosio, né altri prodotti con proprietà dolcificanti (es. Miele).
 
→ L‘ordine con cui appaiono gli ingredienti nell’etichetta non è casuale, ma è regolato per legge. In particolare gli ingredienti devono comparire in ordine decrescente di quantità, in altre parole il primo ingrediente è più abbondante del secondo che a sua volta è più abbondante del terzo e così via.
Controllando l’ordine degli ingredienti tra due prodotti simili possiamo quindi farci un’idea di quale dei due è qualitativamente migliore.
 
Tra gli ingredienti non dobbiamo dimenticare gli “ADDITIVI” che di solito compaiono alla fine dell’elenco.
Evitarli è quasi impossibile, essi sono presenti nella maggior parte degli alimenti che si acquistano al supermercato e sono utilizzati sia per conservare i prodotti sia per renderli più invitanti.
La legge stabilisce come e quando, ma soprattutto quali additivi possono essere usati.
Gli additivi sono sostanze che sono utilizzate dall’industria alimentare per migliorare alcune caratteristiche del prodotto come:
  • tempo di conservazione (conservanti)
  • aspetto e colore (coloranti, emulsionanti, ecc.)
  • sapore (esaltatori di sapidità, correttori di acidità, ecc.)
Gli additivi non hanno alcun valore nutrizionale e non sono sempre così innocui.
In Italia più di 3000 sostanze possono essere legalmente aggiunte ai prodotti alimentari.
Quando sull’etichetta di un prodotto compare la lettera “E” seguita da un numero a 3 cifre, ad esempio E 212, significa che quel prodotto contiene un additivo chimico autorizzato dall’Unione Europea.
 
Coloranti (da E100 ad E199)
Conservanti (da E200 ad E299)rallentano il processo di deterioramento del cibo causato da muffe, batteri e lieviti.
Antiossidanti (E300 ad E322) evitano il processo d’ossidazione dell’alimento.
Correttori di acidità (da E325 ad E385) danno all’alimento un gusto acidulo
Addensanti, emulsionanti e stabilizzanti (da E400 ad E495).
Aromatizzanti, conferiscono agli alimenti specifici odori e sapori. La legge italiana prevede la loro indicazione in etichetta in modo generico come “aromi”. Possono essere naturali o artificiali. Alla prima categoria appartengono aceto, limone, zucchero e derivati, alcool, olio e sale.
 
I dubbi sulla dannosità di alcuni additivi sono ancora molti. Nonostante la legge fissi i livelli massimi consentiti, questi fanno riferimento ad un consumo moderato di alimenti, cioè non considerano la somma di tutti i cibi consumati in un pasto o in un giorno.
Infatti, è difficile valutare l’interazione tra diverse tipologie di additivi e valutare gli effetti da accumulo nell’organismo di piccole quantità di additivi differenti, inoltre non vi è alcuna prova sui loro effetti a lungo termine.
Di molti additivi non è stata provata alcuna conseguenza sulla salute, ma non si ha nemmeno la certezza che con il tempo non siano nocivi. Ancora non è chiaro se queste sostanze possano sviluppare reazioni allergiche, ma di sicuro contribuiscono all’insorgenza delle intolleranze alimentari.

Vediamo alcuni esempi di additivi alimentari:

Polifosfati (E450)
Utilizzati per trattenere acqua negli alimenti, permettono di produrre cibi di bassa qualità con ridotto valore nutrizionale. Inoltre, possono dare problemi digestivi e poiché forniscono all’organismo dosi massicce di fosforo, per poter essere eliminato, questo minerale è legato agli atomi di calcio e poi eliminato insieme. In pratica, un eccesso di fosforo si traduce in una perdita di calcio, a danno di ossa e denti.
 
Solfiti (da E220 ad E227)
Evita la fermentazione della frutta secca evitandone l’imbrunimento naturale.
Questi additivi sono irritanti per il tubo digerente e distruggono la vit. B1 fondamentale per il sistema nervoso. Inoltre, possono dare reazioni allergiche e sono sospettati di essere legati all’iperattivismo infantile.
 
Glutammato (E620, E621)
Rafforza il gusto degli alimenti, lo troviamo in quasi tutti i piatti pronti, nel dado, nelle salse, nelle patatine e snacks!
Oggi si ritiene che possa causare mal di testa e problemi a livello del sistema nervoso. A lungo andare potrebbe causare ipertensione, aumento dei valori di colesterolo nel sangue e asma. Si sospetta inoltre che possa essere tossico per le cellule.
 
Acido alginico e arginati (da E400 ad E405) Carragenine (E406, E407).
Sono addensanti  presenti soprattutto nelle salse e conferiscono loro la cremosità.
Possono provocare reazioni allergiche e, se ingerite in grandi quantità, alterano il metabolismo.
 
Mono e digliceridi degli acidi grassi (E471).
Li ritroviamo molto spesso nelle merendine e  nei biscotti. Hanno la funzione di emulsionare, addensare e conservare. L’organismo li utilizza come grassi.
 
Lecitina di soia (E322), Butilidrossianisolo (E320), Acido L-ascorbico (E300-E304).
Li ritroviamo nei prodotti da forno, cereali, biscotti e merendine. Sono antiossidanti, impediscono che i grassi si ossidino, irracidendosi.
La lecitina di soia non è considerata tossica, ma favorisce la metabolizzazione e il trasporto degli acidi grassi dal fegato alla periferia. In dosi elevate può influire sull’assorbimento intestinale.
Per quanto riguarda l’E320, secondo alcuni, potrebbe distruggere la vitamina D, aumentare i livelli di colesterolo e causare allergia.
L’acido L-ascorbico altro non è che la vit. C, è innocuo anche se in forti dosi può avere un effetto lassativo.
 
Sorbitolo (E420), Mannitolo (E421)
Sono dolcificanti che possono causare problemi allo stomaco.
 
Coloranti gialli (da E101 ad E110)
E102 ed E110 sono controindicati per chi è allergico all’acido acetilsalicilico e per gli asmatici.
 
(Questi sono soltanto alcuni degli additivi presenti nei prodotti commerciali)
Per legge italiana ci sono prodotti che non possono contenere additivi:
 
acqua minerale
burro
caffè
latte
miele
olio di oliva
pasta secca
the in foglie
yogurt bianco
legumi e verdura fresca
 
 
Differenza fra il “Consumare preferibilmente entro il … “ e “Consumare entro il …
  • “Preferibilmente entro il ..” significa che il prodotto non ha una scadenza rigida da rispettare. L’alimento conservato rimarrà di buona qualità fino a quella data. Può ancora essere sicuro mangiare determinati cibi dopo questa data data, anche se c’è rischio che perdano qualità e un certo valore nutritivo.
    (ad esempio: olio, pelati, biscotti, crackers e surgelati)
  • “Consumare entro il ..“ significa invece che il prodotto dopo quella data diviene nocivo o perde le sue caratteristiche nutritive e organolettiche. Quindi è necessario rispettare la data, oltre la quale non possono essere nemmeno venduti. Infatti spesso troviamo anche  la data si fabbricazione o imballaggio in modo da potete valutare la freschezza  dell’alimento. I cibi più a rischio sono latte, uova, yogurt, formaggi, insalata in busta ed alimenti freschi in genere.
     
Etichette ricche di indicazioni alimentari sono sinonimo di qualità.
Più indicazioni troviamo sull’etichetta, tanto migliore sarà il giudizio alimentare sul quel prodotto. La qualità dell’alimento è esaltata dalle sue proprietà nutrizionali e pubblicizzando la natura e l’origine dei suoi ingredienti, il produttore è obbligato, per legge, a rispettare la veridicità delle informazioni riportate sull’etichetta. La descrizione del metodo di produzione, certificazione di qualità, ricette e numero verde d’assistenza clienti contribuiscono ad elevare ulteriormente la qualità del prodotto.
 
♣ Però attenzione al numero degli ingredienti. Quando in un alimento semplice, ad esempio come il pane, cominciamo a trovare più di 5 ingredienti è meglio lasciar perdere..
Come dice il Professeor Berrino, oncologo – istituto nazionale dei tumori
“Andate a fare spesa con vostra nonna….e scartate tutto quello che Lei non conosce in etichetta”
Giusto per far capire come nei prodotti vengano inseriti ingredienti del tutto aggiuntivi, spesso a  mascherare l’assenza di alcuni troppo costosi o per compensare la scarsa qualità delle materie prime.
 
→ E’ una buona regola acquistare prodotti confezionati il meno possibile. Impariamo a servirci dei PRODOTTI DI STAGIONE, sia freschi che surgelati, evitando i cibi precotti e confezionati nei quali l’uso di additivi è spesso importante.
 
Non fare troppo affidamento all’immagine riportata sulla confezione.
Sotto l’immagine rappresentativa del prodotto ritroviamo, anche se in caratteri minuscoli, la dicitura “l’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto”, quindi non facciamoci ingannare dall’illustrazione perché essa non è legata necessariamente al reale aspetto del prodotto. Non dimentichiamoci di verificare l’integrità della confezione.
 
Attenzione agli slogan “ Senza……”
Senza zucchero”, se nell’etichetta troviamo riportato le seguenti diciture “ sciroppo di glucosio”, “sciroppo di fruttosio”, “maltosio, “amido di mais”, “sciroppo di vegetali” vuol dire che l’alimento contiene indirettamente dello zucchero; queste sostanze hanno, infatti, un indice glicemico simile al saccarosio. Preferire prodotti dolcificati con succo di uva o succo di mela o fruttosio puro.
Senza grassi”, se nell’etichetta troviamo la dicitura “mono e digliceridi degli acidi grassi” essi sono metabolizzati dall’organismo come grassi. Preferire gli alimenti contenenti grassi mono- polinsaturi.
Senza calorie” o “Dietetico”, molte volte in questi prodotti troviamo come dolcificante l’aspartame. Il mio consiglio è quello di evitare questi prodotti perché l’aspartame, è stato scientificamente provato, è un composto potenzialmente cancerogeno.
 
→ Il regolamento attualmente in vigore è quello appena varato dalla Commissione europea (novembre 2011), a seguito della riforma europea dell’etichetta. Lo scopo è quello di armonizzare tutte le norme nazionali su tre fronti:
– la presentazione e la pubblicità degli alimenti
– l’indicazione corretta dei principi nutritivi e del relativo apporto calorico
– l’informazione sulla presenza di ingredienti che possono provocare allergie
 
 
Fonti:
www.flabel.org
http://www.nutrirsimeglio.it  Dott.Alessandra Obbili (biologa, nutrizionista)
 
 
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