L’intuizione del valore terapeutico degli animali, che risale all’antichità e nel corso dei secoli ha assunto sempre più importanza, trova oggi una strutturazione metodologica e impieghi mirati a specifiche patologie.

Per indicare questo tipo di approccio da parte della medicina e della ricerca di base si parla in modo diffuso di PETTHERAPY, un neologismo di origine anglosassone coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson negli anni ’50-’60.

Il termine indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Occorre distinguere tra:

  • Animal-Assisted Activities (AAA)

Attività assistite dagli animali: sono interventi di tipo educativo e/o ricreativo che, finalizzati al miglioramento della qualità della vita, possono essere erogati in vari ambienti da professionisti opportunamente formati, para-professionisti e/o volontari, insieme con animali che rispondono a precisi requisiti. Le AAA sono costituite da incontri e visite di animali da compagnia e a persone in strutture di vario genere.

  • Animal-Assisted Therapy (AAT)

Terapie assistite dagli animali: si tratta di un’attività terapeutica vera e propria (cioè con precise caratteristiche) finalizzata a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici obiettivi. È una terapia di supporto che integra, rafforza e coadiuva le terapie normalmente effettuate per il tipo di patologia considerato.

Gli animali che vengono abitualmente coinvolti nella pet-therapy sono molti  e la scelta su quale di essi sia più idoneo per ogni individuo in terapia è determinata valutando approfonditamente le esigenze psicologiche, fisiche e relazionali dell’utente in questione.

Il cane ha un rapporto privilegiato con l’uomo, sin dalla preistoria e sono frequenti le occasioni in cui possiamo apprezzarne la collaborazione. Da sempre considerato il miglior amico dell’uomo, fedele, affettuoso, collaborativo, alla ricerca dell’amore e delle cure dell’essere umano; per questo viene impiegato di frequente quale co-terapeuta, sia nella cura di bambini sia di adulti e anziani attraverso l’invito al gioco, l’offerta di compagnia e la richiesta d’interazione. Ovviamente i cani che vengono utilizzati in questa terapia devono possedere delle caratteristiche specifiche, ovvero devono essere affidabili, ben educati, abituati a vivere a stretto contatto con le persone, e godere di buona salute sia fisica che psicologica. Oltre a ciò, occorre aggiungere una preparazione adeguatamente specifica, diversificata in base al tipo di compito che l’animale dovrà svolgere. Sono invece esclusi gli esemplari con un temperamento non facile, imprevedibili, nervosi, timidi, aggressivi o eccessivamente eccitati.

Anche il gatto è un animale molto amato dall’uomo; possiede caratteristiche diverse dal cane, essendo molto più indipendente e attaccato ai luoghi in cui vive ma anche molto coccolone e affettuoso, spesso lunatico. In genere si usa in quelle situazioni in cui è necessaria un’applicazione lenta e pacata della presenza dell’animale, ad esempio con persone autistiche, o che vivono da sole e che hanno problemi di spostamento dovuti a particolari patologie o all’età, o ancora con coloro che hanno delle paure nei confronti degli animali in genere.Inizialmente il gatto viene tenuto dentro ad un cestino, e il paziente ha la possibilità di osservarlo, poi può accarezzarlo e, gradualmente, può stabilire un contatto con l’animale, ricavandone dei notevoli benefici. Ovviamente così come i cani anche i gatti devono possedere dei requisiti che li rendano idonei a questo tipo di intervento, ovvero devono essere di indole mite, disponibili a farsi accarezzare, non essere eccessivamente timidi né aggressivi, e aver ricevuto una preparazione consona.

Criceti e conigli sono diffusi nelle nostre abitazioni: osservare, accarezzare e prendersi cura di questi animaletti può arrecare grande beneficio soprattutto a quei bambini che stanno attraversando una fase difficile nella loro crescita.

Il cavallo, attualmente, oltre ad attività sportive o ricreative, viene utilizzato per l’ippoterapia, medica, psicologico-educativa, riabilitativa, che viene praticata generalmente in strutture attrezzate, con il supporto di personale specificatamente preparato e addestrato. A beneficiare dell’ippoterapia sono soprattutto i bambini autistici, Down, disabili, persone con problemi motori e comportamentali. Da alcuni esperimenti effettuati su gruppi di anziani, è stato rilevato l’effetto benefico derivante dal prendersi cura abitualmente di uccelli, in particolare pappagalli.

E’ stato costatato che l’osservazione dei pesci di un acquario può contribuire a ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, agendo così da antistress.

I delfini occupano un posto privilegiato nelle attività che prevedono terapie con gli animali. Sono particolarmente intelligenti, sensibili, amano interagire con l’uomo, dunque si prestano bene in interventi di Pet Therapy e vengono utilizzati soprattutto con pazienti che soffrono di disturbi depressivi e della comunicazione. Anche questi animali sono appositamente addestrati a svolgere questi particolari interventi. La delfino-terapia è utile anche per i pazienti autistici che li aiuta, in molti casi, a uscire, almeno parzialmente dal proprio isolamento.

Asini, capre e mucche, animali con i quali esisteva una grande familiarità sino a pochi decenni or sono, ultimamente vengono anche loro utilizzati per la pet-therapy.

L’animale co-terapeuta agisce come soggetto attivo e tra lui e la persona trattata avviene uno scambio reciproco fatto di emozioni e di stimoli che provocano cambiamenti ed effetti positivi in entrambi.

E’ provato che la vicinanza di un animale rassicura l’essere umano; attraverso il gioco e l’accudimento, che rappresentano importanti canali di interazione tra uomo e animale domestico, può essere promosso e rinforzato il legame affettivo e stimolata la relazione interpersonale. La Pet Therapy ha avuto risultati provati nel trattamento di disturbi del comportamento, nell’autismo nei bambini, nella riabilitazione dopo gravi traumi, in questi casi infatti il paziente a contatto con l’animale interagisce con prestandogli cure, ad esempio spazzolando il pelo del cane, oppure tirando oggetti che il cane riporta, oppure ancora dandogli dei comandi, le risposte dell’animale stimolano la reazione del paziente.

Uno studio condotto con cani e anziani, riportato sul Rapporto 2010 dell’Istituto superiore di sanità, testimonia benefici chiari e misurabili. «Dal punto di vista fisiologico – vi si legge -, l’interazione ha comportato una riduzione nel rilascio di ormoni quali il cortisolo, indici di stress». Ed è stato anche rilevato un calo nella produzione di sostanze legate alle infiammazioni, come le citochine.

I meccanismi d’azione fondamentali di questo tipo di terapia sono:

– il rapporto uomo-animale, a livello affettivo ed emozionale.Esso è  in grado di ottenere non solo benefici emotivi e psicologici, ma anche fisici, quali ad esempio l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del battito cardiaco;

– la comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice, cadenzata, con ripetizioni frequenti, tono crescente e interrogativo, che produce un effetto rassicurante, sia in chi parla, sia in chi ascolta;

– la stimolazione mentale: essa si verifica grazie alla comunicazione con l’altro, alla rievocazione di ricordi, all’intrattenimento, al gioco, che riducono il senso di alienazione e isolamento;

– il tatto: il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un confine psicologico, della propria identità, del proprio Sé e della propria esistenza;

– l’elemento ludico, inteso come gioco e divertimento, che portano benefici psicosomatici. Tramite l’attività del gioco le persone possono liberare le loro energie e ricavare sensazioni di benessere e di calma;

– la facilitazione sociale: la presenza di un animale, spesso, costituisce un’occasione di interazione con altre persone;

– la responsabilità: proporzionale alla propria età e alle proprie possibilità, nella cura di un eventuale animale di proprietà;

– l’attaccamento: il legame che si viene a creare tra uomo e animale può, almeno in parte, compensare la mancanza eventuale di quello interumano, e, comunque, favorire lo sviluppo di legami di attaccamento basati sulla fiducia, che potranno, in seguito, essere anche trasferiti ad altri individui;

– l’empatia: la capacità di identificarsi con l’animale, nel tempo, viene trasferita anche alle relazioni con gli altri esseri umani;

– l’antropomorfismo: inteso come l’attribuzione di alcune caratteristiche umane all’animale, può rappresentare un valido meccanismo per superare un eventuale egocentrismo e focalizzare la propria attenzione sul mondo esterno;

– il senso di comunione con la natura.

Nel IX secolo a Gheel, in Belgio, degli animali vennero introdotti per curare dei disabili, tentando così un primo approccio terapeutico, costituendo il primo importante tentativo di Animal Assisted Activity Therapy della storia.

Tuttavia il primo studio realmente accertato circa l’utilizzazione scientifica degli animali a scopo terapeutico a lungo termine risale al 1792, quando in Inghilterra, presso il York Retreat Hospital, lo psicologo infantile William Tuke, insieme ad alcuni suoi collaboratori, cominciò a curare i propri pazienti (malati mentali e lunatici) con dei metodi “umani” e non più barbari.

La premessa da cui partivano questi studi preliminari sulla Animal Facilitated  Therapy era che le persone mentalmente malate e disturbate potevano ritornare in  possesso delle loro ordinarie facoltà se venivano stimolati e incoraggiati verso attività alternative che permettessero di recuperare quell’autocontrollo che era stato perso, attraverso le tecniche di giardinaggio e di cura degli animali, fonte di stabilità e di equilibrio.

Però  se  oggi la  medicina e  la  scienza  in generale  hanno deciso di approfondire  il tema  della  relazione  uomo-animale  da compagnia,  i cosiddetti “pet”, il merito è in larga parte da attribuire ai pionieri di questa tecnica innovativa e complessa, primo fra tutti lo psichiatra  infantile  Boris  Levinson.

Il concetto di “pet therapy” sembra sia stato enunciato per la prima volta da Boris  Levinson, che già nel 1953 tentava di curare un bambino autistico prigioniero dell’isolamento sordo della sua malattia.  In quell’occasione il bambino venne in contatto con un cane, presente per caso in ambulatorio. Appena scorse il bambino, il cane corse verso di lui e cominciò a giocare.

Con molta sorpresa di tutti, il bambino non mostrò alcun segno di paura e alla fine della seduta espresse quello che forse era il primo desiderio della sua vita: tornare in quello studio per giocare di nuovo con il cane.

Nelle sedute successive gradualmente Levinson s’inserì nel gioco, e alla fine, riuscì a stabilire un buon rapporto con il suo piccolo paziente. Dopo questo episodio il neuropsichiatra utilizzò in maniera più sistematica l’animale da compagnia, cane o gatto, secondo il tipo di paziente e sviluppò la teoria della “Pet Oriented  Child Psychoterapy”, basata sul gioco come mezzo di comunicazione privilegiato tra animale e bambino.

Nel 1977 negli Stati  Uniti  d’America fu fondata la Delta  Society, organizzazione  internazionale no-profit, cui aderiscono proprietari d’animali, volontari, educatori, professionisti sanitari e medici veterinari con lo scopo di favorire l’impiego degli animali per migliorare lo stato di salute, l’indipendenza e la qualità della vita dell’uomo.

A oggi in Italia manca ancora una normativa organica su questa materia, anche se sono in fase d’istruzione diversi disegni di legge. Esiste soltanto un Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 febbraio 2003 che recepisce l’accordo tra il Ministero della salute, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano del 6 febbraio 2003 in materia di benessere degli animali da compagnia e Pet-therapy

al fine di:
a) assicurare il benessere degli animali;
b) evitarne utilizzi riprovevoli, sia diretti che indiretti;
c) consentirne l’identificazione, attraverso l’utilizzo di appositi microchips;
d) utilizzare la pet-therapy per la cura di anziani e bambini su tutto il territorio nazionale;
 
 
 
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