Proprio l’ultima domenica, al tipico pranzo di famiglia, mia nonna ricordava con un sorriso l’acquisto della sua prima lavastoviglie.
Era una giovane insegnante, che doveva badare alla casa e ai due figli, e insieme a tante altre donne ha vissuto piacevolmente l’avvento delle “macchine domestiche” alimentate da energia elettrica.
E’ da ricordare infatti che molti oggetti che oggi definiamo elettrodomestici preesistevano all’elettrificazione basandosi, per il loro funzionamento, sull’energia fisica umana o animale!
Fino a poco tempo fa le condizioni principali che un elettrodomestico doveva soddisfare, per conquistarsi un posto nelle case dei consumatori, erano l’economicità e la longevità.
Si ricercavano elettrodomestici convenienti e resistenti, che svolgessero i loro servigi efficientemente il più a lungo possibile.
Al giorno d’oggi il tipico processo di acquisto prende forma all’interno dei grandi magazzini, dove ci accalchiamo soprattutto nei week-end, per fare un giro di ricognizione dopo una dura settimana di lavoro/studio e “respirare” tecnologia.
Ci aggiriamo un pò spaesati per le corsie del negozio (considerando anche che spesso ci ritroviamo a vagare a vuoto per un periodo di tempo indefinito, perchè modificano la sistemazione sugli scaffali..) fra gli innumerevoli prodotti in esposizione  corredati da lunghe liste di caratteristiche. E la domanda che sorge in ultima istanza è:
“Ma alla fine.. Quanto consuma??”
 
 
Dal dicembre 2011, per gli elettrodomestici è diventata obbligatoria una nuova etichetta energetica (Energy label) con l’indicazione dei consumi, prevista dal Regolamento comunitario entrato in vigore con la direttiva 2010/30/UE.
Uguale in tutta Europa, fornisce ai consumatori informazioni sul consumo energetico e le caratteristiche del prodotto, catalogato in base a delle lettere (dalla A+++ alla D) e dei colori  (dal verde scuro per i prodotti più efficienti al rosso per quelli che consumano di più).
 
Tiene quindi conto di tre nuove categorie energetiche, ma continua a mantenere fermo a 7 il numero complessivo delle classi.
In futuro, grazie al progresso tecnologico, il sistema potrà dunque estendersi “verso l’alto”: se un nuovo prodotto consumerà meno energia di quelli attualmente esistenti, la classificazione top sarà rivista in A+ e la classe di minore efficienza energetica diventerà quindi F (invece che G). 
E così via: se la tecnologia porterà, in seguito, a ridurre ulteriormente il consumo verrà introdotta la classificazione A++ e l’ultima classe diventerà la E, fino a A+++ con D come classe di minore efficienza energetica.
 
Quindi scegliete con criterio!
Buona giornata
Chiara
 
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